Foto di U.S. Army rilasciata in cc https://flic.kr/p/8vtJRX

Il digitale cambia tutto! Anche nella filiera della salute: parola di Farmindustria

di Carlo Mochi Sismondi.

Lo scorso 21 giugno c’è stata l’annuale assemblea di Farmindustria. Nella relazione del Presidente ho letto importanti affermazioni riguardo alla digital transformation che mi sembrano di grande rilevanza e che ci spronano a lavorare sempre di più e sempre meglio per promuovere la trasformazione digitale del Paese e della sua amministrazione, di cui il Sistema Sanitario nazionale è parte di grande e ben avvertita importanza. Ma nessuno: né l’industria, né le regioni, né il complesso del sistema sanitario pubblico e privato possono farcela da soli. Con la prossima manifestazione S@lute2017 (20 e 21 settembre a Roma) lanceremo una proposta di “alleanza” tra tutte le componenti della filiera (aziende sanitarie, grandi ospedali, regioni, professionisti, ricerca, aziende produttrici, cittadinanza organizzata, Terzo settore, ecc.) perché smettano di considerare l’innovazione tecnologica come un aspetto delle politiche per la salute e comprendano invece sino in fondo che il digitale è l’ecosistema in cui tutto il settore deve operare.

In questo senso la dizione “sanità digitale” o e-health è misleading: non esiste una sanità digitale e una non digitale, esiste solo una buona sanità che vive, respira, si muove nel mondo digitale, ne è profondamente trasformata e, a sua volta, produce innovazione e reingegnerizzazione dei processi.

In questo senso sono da sottolineare le parole del Presidente di Farmindustria: “Le imprese del farmaco in Italia – dice Scaccabarozzi – scommetteranno nei prossimi tre anni nella digitalizzazione con punte dell’88% nella produzione e del 71% nella R&S. iamo quindi di fronte a una rivoluzione digitale del modello di Ricerca.Non sono più infatti un’utopia le pillole intelligenti che rilasciano il principio attivo solo in un contesto specifico o in un preciso momento o che, assunte una volta al mese, rilasciano ogni giorno la dose quotidiana di un medicinale. Pillole che fungono da veicolo e addirittura capaci di scambiare dati con l’esterno.
(…) Seguendo le regole delle innovazioni disruptive del web, avremo app di servizio che, con la consulenza di un medico e in base alla nostra storia clinica, ci ricorderanno quando e quali visite mediche fare, a che ora assumere i farmaci prescritti e tracceranno anche l’aderenza alla terapia. Il medicinale si fonde poi in definitiva con i servizi e con la diagnostica, mentre la genomica sposa i big data per puntare veloce alla medicina personalizzata”.

Questa rivoluzione entra nelle nostre case, si pone accanto al letto dei nostri cari, aiuta le nostre scelte e la nostra capacità di interagire consapevolmente con i professionisti e con il SSN.

“Le tecnologie digitali – continua il Presidente – ridisegnano il rapporto tra il paziente e il medico. Il cittadino diventa così “empowered”, in grado cioè di interagire in modo più consapevole e responsabile con il proprio medico e più in generale con il Servizio Sanitario Nazionale.
(…) Le imprese saranno sempre più human centred, offrendo ai pazienti non solo un farmaco, ma soluzioni integrate e servizi che li supportino durante tutto l’arco della vita e ne migliorino la qualità. E sotto questo profilo le alleanze con la filiera della robotica, della fisica e dell’ingegneria biomedica assumeranno un’importanza sempre crescente”.

Insomma siamo di fronte non ad una scelta, digitale o non digitale, ma ad una sfida: saper sfruttare la disruptive innovation per crescere e per creare benessere equo e sostenibile per tutti, o esserne vittima.

Noi siamo della partita e ci poniamo con S@lute2017, ciascuno con il proprio ruolo, accanto a chi innova, rischia, batte strade nuove.

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