Per chi non può essere a Milano, con la collaborazione di Regione Lombardia, rendiamo disponibile lo streaming dei principali appuntamenti congressuali. A seguire il programma.

Su twitter: hashtag #salute2016 

PROGRAMMA STREAMING

Venerdì – 11 novembre

Ore 10,00 
L’innovazione sul territorio: le Regioni a confronto [ co.11 ]

Ore 10:30
Telemedicina e Telemonitoraggio. Nuove Continuità di cura (co.24)

Ore 14:30
Le Scelte Consapevoli. Capire, conoscere, domandarsi, chiedere. La conoscenza come motore del cambiamento. Cerimonia di premiazione Premio Innovazione S@lute2016 [ co.21 ]

Ore 14:30
Il dato in Sanità: la difesa a 360° [ co.20 ]


Giovedì – 10 novembre

Ore  09:30
CONVEGNO INAUGURALE – L’innovazione al servizio del Wellbeing [ co.01 ]

Ore 10:30
L’accesso ai servizi sanitari: scenari di evoluzione [ co.04 ]

Ore 15:00
Le app, i portali, i servizi di e-Health [ co.07 ]

Ore  14:30 
Ospedale 4.0 e Logistica sanitaria [co.o8]

Il Forum dell’Innovazione per la Salute 2016 è, ora, fruibile anche su APP: FPAnet mette tutti gli eventi della manifestazione a portata di smartphone.



APP FPAnet rende più semplice l’esperienza principale per cui si partecipa a manifestazioni di questo tipo: incontrarsi, relazionarsi con persone che hanno interessi comuni, ampliare la propria rete di contatti e acquisire competenze e strumenti.

Con FPAnet puoi

  • iscriverti agli eventi
  • pianificare e gestire la tua agenda 
  • essere aggiornato in tempo reale sul programma dei tre giorni
  • accedere alle schede dei relatori e dei partner
  • condividere contenuti e impressioni sui social
  • acquisire nuovi contatti, scambiare biglietti da visita e aumentare il tuo network
  • verificare chi fra i tuoi contatti in rubrica è presente in manifestazione
  • restituire un feedback sui contenuti con l’istant polling*
  • scaricare gli atti in tempo reale*


(*per gli eventi dove ne è previsto l’utilizzo)

di Giovanni Maglio, responsabile e-health&privacy Laboratorio eGov Unisalento, Area Ricerca e Valentino Moretto, ingegnere e consulente nel mondo smart city ed e-health

Il panorama ed il mercato del mobile health (ampiamente inteso) può essere suddiviso in diversi sistemi e soluzioni riconducibili alla telemedicina, all’e-prescription, ai decision support system clinici, al mondo delle app-health. Si stima che il mercato relativo a tali tipi di sistemi e soluzioni valga attualmente tra i 70/80 miliardi di dollari con un potenziale nel prossimo decennio stimabile fino a 300 miliardi di dollari. Inoltre un recente studio dell’Institute for Healthcare Informatics certifica e individua poco più di 165mila app in ambito health con circa 1/6 di esse che possono essere ritenute rappresentative dell’intera pletora di app esistenti. Tale panorama individua due macro categorie di app: quelle che si occupano di benessere (poco più del 60%) e quelle che si occupano di gestione di malattie e problemi di salute specifici, ma spesso la distinzione tra le varie categorie non è così immediata. Per tale motivo, si moltiplicano le raccomandazioni volte alla certificazione delle App come Dispositivi Medicali (Medical Device).

Tra le tante sfide che il panorama del mobile health, ed in particolare quello delle app-health, si propone di affrontare ve ne sono sicuramente due degne di attenzione: la ricerca di adeguati modelli di business e la risoluzione di gestione del dato e della privacy.

Riguardo la prima sfida le opportunità di business nel mondo dell’e-health sono in costante crescita e ciò è testimoniato anche dalla sempre maggiore “offerta” di soluzioni da parte di startup, incubatori ed investimenti specifici nel settore. Inoltre la risposta alla ricerca di adeguati modelli di business passa certamente da nuovi modelli organizzativi e di erogazione delle prestazioni che consentiranno maggiore efficacia e risparmio di risorse in farmaci, ospedalizzazioni, visite. Tale tema pone la sfida di trovare, attraverso la sinergia pubblico-privato, servizi e tecnologie in grado di sperimentare modelli “saving cost bond” facilmente replicabili. Appare in tal senso determinante oltre alla partnership pubblico-privato anche la presenza di player come banche, fondi pensione e assicurazioni.

La seconda sfida è quella, invece, legata al mondo della privacy e del trattamento dei dati personali, normalmente di natura sensibile o super sensibile.

Anche se la vera sfida sarà l’adeguamento alle prescrizioni del nuovo Regolamento Europeo, il n. 679 del 4 maggio 2016, la cui applicazione è prevista per il 25 maggio 2018. Questo lasso di tempo, che a primo sguardo può sembrare sufficientemente ampio, in realtà sta trascorrendo velocemente.

Il quadro normativo, infatti, si compone di diverse ed articolate novità che, ovviamente, comporteranno un necessario adeguamento. Tra le più significative in ambito sviluppo di app-health, vanno menzionate l’approccio della privacy by design e by default, il restyling delle informative, l’acquisizione e documentazione del consenso, in modalità ovviamente digitali, la nomina del Data Protection Officer (responsabile della protezione) e l’adeguamento alle misure di sicurezza, tra cui la pseudonimizzazione e la cifratura dei dati.

Un importante aiuto al riguardo, è fornito dalla c.d. P.I.A. (Privacy Impact Assesment) ossia la valutazione di impatto privacy, un vero e proprio processo che deve precedere la execution del progetto App e seguirla nelle fasi successive, per identificare e minimizzare i rischi derivanti dal trattamento dei dati, rafforzando la fiducia degli utenti ed evitando problemi di immagine.

Del resto, il tema della sicurezza deve essere sempre tenuto in primissimo piano ed interessare tutto il progetto di sviluppo, soprattutto quando vengono utilizzati sensori di varia natura, in genere di tipo wearable, adottando misure tecniche, informatiche, organizzative, logistiche e procedurali di sicurezza adeguate fino ad arrivare alla c.d. Data Breach, ossia la notifica di eventuali violazioni di dati personali all’Autorità di Controllo o agli interessati. Da ultimo, non va trascurato l’aspetto, molto significativo, del trasferimento dei dati all’estero, in quanto l’ormai imprescindibile uso del cloud computing nel funzionamento delle App espone maggiormente a tale rischio.

Per concludere, in un quadro in rapida espansione, legato strettamente allo sviluppo ed alla diffusione di massa di tecnologie prima appannaggio di pochissimi, la consapevolezza nell’uso degli strumenti di mobile health e la corretta gestione della enorme quantità di dati generati (big data) devono diventare i pilastri sui quali basare la loro diffusione pervasiva e, soprattutto, quella disruptiveness che in tale ambito ancora si attende, per innescare tutti i vantaggi (tra i quali cure migliori e personalizzate insieme a significative riduzioni di costi) derivanti dall’impiego delle ICT in sanità.


Di questi temi si parlerà a S@lute 2016 – Forum dell’Innovazione per la Salute, in programma a Milano dal 10 al 12 novembre. Consulta il programma.

Link al programma

di Paolo Colli Franzone, Osservatorio Netics e Direttore Scientifico S@lute 2016

La spesa ospedaliera incide sulla spesa complessiva del SSN per un quasi 40%: valori non ancora a lungo sostenibili soprattutto in quanto non più “difendibili”: numerose fonti autorevoli identificano “ampi margini di contenimento della spesa” qualora si riesca ad incidere sulla quantità di giornate di ricovero in quella sorta di “terra di mezzo” rappresentata dal periodo che intercorre fra il momento in cui un paziente è clinicamente dimettibile e quello in cui egli viene effettivamente dimesso.

Anche questo effetto trae molto spesso le sue cause da quelle riconducibili all’eccesso di medicina difensiva: “il paziente è dimettibile ma non si sa mai”. In altri casi, la dimissione ritardata è frutto di processi organizzativi interni ai reparti non efficientati a dovere.

La soluzione alla prima tipologia di cause (atteggiamento difensivo e necessità di mantenere monitorato il paziente ancorché tecnicamente dimettibile) è riconducibile a uno scenario di “ricovero virtuale”. In effetti, il “ricovero virtuale” è applicabile a numerosi casi di bassa e medio-bassa intensità di cura e nella stragrande maggioranza dei casi relativi a pazienti in riabilitazione.

Il paziente viene “ricoverato” al proprio domicilio, invece di essere trasferito in reparti di “deospedalizzazione protetta” o in RSA, e viene costantemente monitorato attraverso strumenti collegati in remoto col reparto di degenza. La somministrazione di terapie viene assicurata da caregivers afferenti alla sfera familiare del paziente col supporto – laddove necessario – di personale paramedico qualificato.

In casi particolari di emergenza, personale medico interviene al domicilio del paziente. In Italia situazioni di “ricovero virtuale” afferiscono a tutt’oggi alla sfera della sperimentazione: in realtà le tecnologie sono mature e non ci sono particolari elementi di ostacolo se escludiamo le situazioni di oggettiva impossibilità al telemonitoraggio per assenza di copertura di connettività.

Di fatto, il vero ostacolo è di natura organizzativa e riconducibile allo schema classico del “si è sempre fatto così, perché cambiare?”.

Anche se sono del tutto evidenti le ricadute in termini di razionalizzazione dei costi, alleggerimento dei carichi di lavoro in reparto, innalzamento della qualità della vita per il paziente e per i suoi familiari.

Le sperimentazioni sinora avviate in alcune regioni italiane dimostrano come i costi si abbattono di oltre il 50% (tetto massimo giornaliero di un ricovero virtuale pari a 250 €, contro un minimo di 5-600 € per un ricovero ospedaliero) e la qualità della prestazione (anche in termini di esito) non viene minimamente inficiata.

Nei Paesi dove la spesa sanitaria è posta prevalentemente a carico delle compagnie di assicurazione, il “telericovero” è prassi abitudinaria, spinta dalla leva del contenimento dei costi. Si badi bene che in quegli stessi Paesi tipicamente vige il principio della penalizzazione sui ricoveri ripetuti entro un periodo solitamente compreso fra i 30 e i 90 giorni, quindi il “ricovero virtuale” si dimostra efficace anche in termini di esito positivo dell’acuzie.

Ipotizzando di spostare il 5% delle giornate di ricovero di pazienti acuti e il 10% di quelle di pazienti in riabilitazione, grazie all’adozione di soluzioni e servizi di “ricovero virtuale” (assistenza ospedaliera domiciliarizzata), è possibile generare economie di gestione per 1,39 miliardi di Euro all’anno, ma soprattutto è possibile incrementare considerevolmente la qualità dei servizi resi al paziente senza minimamente intaccare i livelli occupazionali e la quantità di prestazioni erogate.


La figura sotto è estratta da “Scenari di Sanità Digitale”, report conclusivo di S@lute2015 (Roma, settembre 2015). Il tema sarà ripreso anche nell’edizione 2016 di S@lute, dal 10 al 12 novembre a Milano.

LINK AL PROGRAMMA

Paolo Colli Franzone, direttore scientifico S@lute2016

Il tema conduttore dell’edizione 2016 di “S@lute: forum dell’innovazione per la Salute” è sintetizzabile in pochissime parole: la sanità del futuro è un mondo in evoluzione all’interno del quale la ricerca e l’innovazione di prodotto e di processo rappresenta l’asse portante e le tecnologie digitali abilitano, semplificano e velocizzano l’adozione di paradigmi e modelli che riconfigurano il rapporto medico-paziente e più in generale le relazioni fra il cittadino/assistito/paziente e l’universo dei vari operatori che a vario titolo e in vario modo lavorano al suo “mantenimento in salute”.

Da una medicina “reattiva” (si cura il paziente quando è malato) si passa alla medicina “proattiva”, dove lo scopo del gioco del Servizio Sanitario Nazionale è fare in modo che i suoi potenziali “clienti” rimangano in perfetta salute, in modo da concentrare gran parte delle risorse nella sfera che si definisce “dell’alta intensità di cura”.

In un Paese che invecchia sensibilmente anno dopo anno, e che manifesterà sempre più rilevanti quantità di domanda di salute.

Prevenzione, diagnosi, cura: le tre parole chiave del processo di gestione della sanità nel terzo millennio. Dalla medicina di precisione, dove si abbandona il modello “industriale” per passare a terapie “fatte su misura” per ciascun singolo paziente, alla medicina predittiva capace di intercettare in anticipo l’insorgere o il riacutizzarsi di patologie.

Dall’ospedale del futuro, dove migliaia di “cose” saranno collegate in Rete e “parleranno” una con l’altra e tutte quante con uno o più server, ai nuovi modelli di cura primaria capaci di alleggerire il lavoro delle strutture di emergenza (a partire dai Pronto Soccorso) ma anche – in alcuni casi – dei reparti di degenza e persino delle sale operatorie per quanto attiene a piccoli e semplici interventi chirurgici.

Per non parlare delle varie “porte d’accesso ai servizi sanitari”: i CUP (centri unificati di prenotazione), il 118, la guardia medica, i Pronto Soccorso: un insieme di mondi al cui interno le tecnologie digitali e il combinato disposto fra esse e l’ingegneria clinica diventano ogni giorno sempre più pervasive e indispensabili nell’operatività quotidiana.

Il tutto nella più assoluta necessità di salvaguardare la privacy del cittadino/paziente e la sicurezza delle reti e dei sistemi che governano i flussi di informazioni sempre più rilevanti. Ogni giorno in un singolo ospedale si producono e si “trasportano” centinaia di megabytes che contengono informazioni sensibili ma anche “appetibili” per chi ne vuole fare un eventuale utilizzo non propriamente ortodosso.

Il tema della cybersecurity in Sanità rappresenta senza dubbio un vero e proprio incubo quotidiano per chi ha il dovere di difendere le infrastrutture ICT da attacchi di matrice destabilizzante e/o malavitosa.

Per giungere al grande tema delle competenze digitali, alla necessità di formare, informare e rendere quotidianamente consapevoli tutti gli operatori in ambito sanitario (più di un milione di lavoratori, se ci riferiamo all’Italia) rispetto alle potenzialità delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni ma anche alle minacce derivanti da sottovalutazione o non conoscenza dei problemi.

Tutto questo è “S@lute2016”, evento di portata nazionale e di assoluto prestigio organizzato da FPA ed Allea e posto sotto la direzione scientifica di Paolo Colli Franzone dell’Osservatorio Netics. Tre giorni di confronti, laboratori, rassegne di innovazioni “dal vivo” e incontri istituzionali, il tutto nella cornice del nuovissimo “Palazzo Lombardia” nuova sede dell’amministrazione regionale lombarda.

Tre giorni che vedranno l’alternarsi di oltre 120 relatori e panelist in oltre 20 momenti congressuali, ciascuno dei quali toccherà ed approfondirà i grandi temi e le nuove sfide che attendono il Servizio Sanitario Nazionale.

In gioco c’è il futuro dell’universalità, dell’equità e della sostenibilità del SSN: in gioco ci sono le nostre aspirazioni e i nostri diritti a vivere una vita in salute e ad ottenere prestazioni di qualità.

Chiunque abbia quotidianamente a che fare col Pianeta Salute, a qualsiasi titolo e livello, ha un sacco di buoni motivi per esserci, per far parte della community che tenterà di contribuire a disegnare la sanità italiana del futuro.

Pensiamo alla S@lute, quindi.

Consulta il programma congressuale

Il Comitato Scientifico contribuisce all’elaborazione delle linee guida del Forum, individuando i temi centrali e proponendo approcci e sguardi innovativi sulle tematiche trattate nel corso della tre giorni
d’appuntamenti.

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Sostenere S@lute2016 significa promuovere il proprio ruolo e gli investimenti fatti per l’innovazione del sistema salute e dare visibilità alla componente di responsabilità sociale del proprio business nel concorrere all’incremento di benessere per ogni cittadino.

I partner possono sostenere la manifestazione attraverso diverse formule, progettate per garantire ad ogni stakeholder il profilo di presenza più adatto alla propria esigenza di visibilità e comunicazione.